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coll’Aussa, che rendono il suo Impero (anche se conservato come è) tributario d’Italia, essendo da noi avviluppato; i consigli di qualche capo, e, se si vuole, di qualche mestatore francese o russo. Lo trattengono l’animo incerto, il timore di affrontare gl’Italiani, l’idea di dover attaccare fortificazioni, i consigli della moglie, dei parenti, e, dicono, di ras Maconnen, il problema delle vettovaglie, l’oscurità della situazione e la minaccia continua di ribellione e tradimenti. Generalmente si crede che il Negus si risolverà per la difensiva; quantunque le grandi puliture di strade, che continuano da Burumieda verso Uoaflà per la larghezza di venti metri, vorrebbero far credere un’avanzata offensiva.

Frattanto l’opera nostra prosegue la sua via lentamente, come lo vogliono le enormi distanze, le diffidenze e le rivalità dei capi e la tardanza dei nativi a prendere risoluzioni energiche, che non siano colpi di testa.

Mangascià non ha più con lui che pochi seguaci, sia perchè aderenti personali, sia perchè troppo compromessi rispetto a noi. Soltanto, con meraviglia di molti, pare che egli trovi appoggio in Uagscium Guangul del Lasta. Noi siamo in relazione continua con Uagscium Burrù del Lasta, sebbene tenuto in prigione; e quindi nel Lasta abbiamo come aderenti più o meno sicuri quanti gareggiano per lui.

Ras Oliè pare in apprensione pei suoi possedimenti; pure non si è mosso a soccorrere Mangascià, e neppure ora si muove. Molto probabilmente egli avanzerebbe soltanto per ordine diretto di Menelik.

Ras Mikael è un enigma. Ma se prende piede la direzione nei suoi Galla, è capace di tornare agli antichi amori con noi, sebbene, o per timore di essere scoperto, e per finta, o con animo deliberato, abbia respinto fieramente le offerte di Abdulrahman nostro agente all’Aussa.

Nei monti a mezzodì di Ascianghi degiac Tesamma e Tafari uold Iman con qualche centinaio di fucili fanno la guerriglia a breve distanza dal campo di ras Oliè, e sono in relazione continuata col maggiore Toselli a Makallè. E una domanda di protezione ed un’offerta di alleanza l’abbiamo da degiac Iman uold, degiac Tafari al sud del Lasta, parente di ras Oliè.

Teclaimanot, re del Goggiam, non ha peranco risposto alla lettera scrittagli dal maggiore Ameglio per conto mio. Ora si sparge la voce che egli passerebbe l’Abai per liberare il di lui cognato Uagscium Burrù, il quale, dalla sua prigionia, in questi giorni ha inviato il figlio ed il fratello a chiedere la protezione del Governo italiano.