MEDEA. 207
T’escan di mente le parole mie,
E ti ricordi il meglio,
Obliando del tutto
Quel, ch’a dir spinse l’ira.
Gias.
Già de l’animo mio
Tutto ho sgombrato fuori.
Io ti prego a volere
Regger gli affetti tuoi con miglior forma;
Et esser più benigna e più pietosa:
Suole il riposo spesso
Alleggiar le miserie et i tormenti.
Med.
Ei s’è partito. Adunque
Tu te n’andrai scordato
Dei benefici miei,
E di me stessa? Io son di mente uscita
A te Giason: ma stimo,
Che di Medea ti sovverrà mai sempre.
Hor su raccogli tosto
Tutte tue forze et arti:
E’ frutto de le tue sceleritati
Stimar, che nulla sia sceleritate;
Et in cosa sì honesta
Non si può dir che sia
Il male mal, ma bene.
Io so che son temuta;
Ma va per quella strada,
U non si temerà d’alcuna cosa.
Segui Medea, comincia, ordisci, et opra
Ciò che puoi, e che non puoi.
Tu fida mia Nudrice
Compagna de’ miei affanni,
E de’ vari accidenti,
Aiuta questa misera e dolente
Con i consigli tuoi.