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introduzione xxvii


L’adunanza si sciolse dopo che fu acclamato a presidente dei Comitati di Provvedimento il generale Garibaldi, e dopo che a formare il Comitato Centrale di essi furono scelti F. Bellazzi, M. Macchi. A. Mosto ed E. Brusco. Il generale accettò la presidenza dei Comitati, e con lettera da Caprera del 13 gennaio inviò le norme seguenti che essi si dovevano proporre: «Il Comitato Centrale, invocando il patriotismo degli Italiani, insisterà tenacemente presso tutti i Comitati di Provvedimento, eccitandoli a promuovere nuove oblazioni tra i nostri concittadini, e a riunire tutti i mezzi necessari ad agevolare a Vittorio Emanuele la liberazione della rimanente Italia. Altra delle precipue cure del Comitato Centrale dovrà essere quella di instituire Comitati in tutti i punti della Penisola, ove non esigessero ancora, onde al piú presto da un capo all’altro d’Italia, non esclusa la Venezia né Roma, si trovi l’associazione organizzata, ed operi simultanea, concorde e rapidamente, obbedendo ad un medesimo impulso. Il Comitato Centrale dovrà come parola d’ordine di tutti i giorni, d’ogni momento, ripetere incessantemente a tutti i Comitati e cercare per ogni altra via di farlo penetrare nell’animo di tutti gl’Italiani: che nella prossima primavera di quest’anno 1861 l’Italia deve irremissibilmente porre sotto le armi un milione di patrioti; unico mezzo a mostrarci potenti e a farci veramente padroni delle nostre sorti e degni del rispetto del mondo che ci contempla. Credo mio debito

    stesso mese, dichiarava: «che il generale Garibaldi nell’approvare le dichiarazioni dell’Assemblea, aggiungeva a voce ch’egli, condannando il voto dei 229, non si pronunciava esplicitamente per la loro esclusione dal Parlamento, ricordando alcuni fra di essi, nella cui fede patriottica spera tuttora per l’avvenire