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starsi nessuno, che gridano il Credo mentre si attende il miracolo, e ogni volta che lo ricominciano, alzano il tono, sino all’urlo, che si dimenano come ossesse, che lo gratificano di vecchio dispettoso, vecchio impertinente, faccia verde, quelle sono la superstizione evidente, nevvero? Ma il buon popolo napoletano, così ingenuo, così infantile, crede a tanti altri miracoli! Vi è il piede di sant’Anna che si mette sul ventre delle partorienti che non possono avere il figlio; vi è l’olio che arde nella lampada, innanzi al corpo di san Giacomo della Marca, nella chiesa di Santa Maria la Nuova, e che fa passare i dolori di testa; vi è il Crocifisso del Carmine che ha fatto sangue dalle piaghe; vi è il bastone di san Pietro che si venera nella chiesa sotterranea di Sant’Aspreno, primo vescovo di Napoli, ai Mercanti; vi è l’acqua benedetta di san Biagio ai Librai che guarisce il mal di gola; vi sono le panelle, pagnottine di pane benedetto, di san Nicola di Bari, che buttate in aria, nel