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chiesa e tutti tornarono alle loro case, lasciando solo quel cadavere, con un chierico che lo vegliava. Ora, Ginevra non era morta, era semplicemente caduta in un torpore mortale: nella notte, si svegliò, si levò dalla bara, si levò dai fiori, vestita di bianco, innanzi al chierico esterrefatto: e sgomenta, smarrita, andò girando come folle, per la città. La prima porta a cui andò a bussare, Ginevra, fu quella di suo padre: costui aperse, la prese per un fantasma, la esorcizzò con le parole sacre e la scacciò via. Allora, essa, desolata, corse alla casa di suo marito: bussò: non le aprirono: bussò ancora: nulla. Tese l’orecchio e le giunsero suoni di risa e di canti. Suo marito cenava giocondamente con una sua amante, dimentico nella notte istessa della morta. Pure quella porta fu schiusa e il marito vide Ginevra: ma egli non disse neppure gli esorcismi, egli la scacciò brutalmente, come una ladra, come una vagabonda e le sbattette la porta