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Allora il ladro, temendo che le grida della fanciulla chiamassero gente, e per isfogar la sua rabbia nel vedersi opposta disperata resistenza, denudato nuovamente il pugnale, si precipitava per ferire la bambina.

Ma la madre prevenne all’atto, e, postasi per iscudo alla fanciulla, ricevette nel seno il colpo di pugnale destinato a sua figlia.

Vibrato il colpo. Nunzio Pisani, raccolto in fretta i tesori involati, si diede a precipitosa fuga.

Albina ricevè il colpo mortale nel mezzo del petto, gittò un grido lacerante, e cadde supina, versando un rivo di sangue dall’aperta ferita: il pugnale avea toccato i polmoni. Per mirabile istinto di amor materno, nel cadere ella schivò di piombare sulla bambina, che a terra, piangendo ad alte grida, giaceva; raccolta di poi tutta l’energia della spirante sua vita, sollevò sua figlia tra le braccia, e sotto la coltre la ripose, girandosi ella stessa a metà del corpo sul letto, per morire accanto a lei.

Il colpo le avea troncato la parola, sì che un rantolo soffocato uscia solo dallo squarciato suo petto. Volea chiamar soccorso!... una speranza di salvezza balenò sull’anima di quella moribonda... Si trasse però strascinandosi ed poggiandosi fino in mezzo alla camera... Voleva arrivare alla terrazza per chiamar gente...

Ma le forze le vennero meno, e l’infelice cadde a’ piedi del letto... Il sangue deviato dal suo corso straripava ora in copia dalla bocca.