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so sposo; noi ci avevamo giurato un eterno amore; e ci amavamo con quella religione del cuore, che mette un suggello divino agli affetti delle mortali creature... Oh! com’era nobile e generoso qul cuore!.. E come vago era il suo volto giovanissimo di 18 anni appena! Ed io, signor marchese, io non aveva che tre lustri allorchè fui presa d’amore per lui; la mia anima era vergine di affetti, perocchè ne’ primi anni della mia infanzia furata fui degli amplessi de’ miei genitori, morti entrambi nella terra di esilio per condanna di Bonaparte. E quest’uomo strascinava nella sua caduta l’amor mio, il mio sposo. Una palla prussiana traforava il petto di Errico nel momento in cui questi raccoglieva brillanti allori, facendo cadere ai suoi piedi un colonnello nimico, che inoltrato si era fino a lui. Era destino che io perdessi tutti quelli che io amava sulla terra! Dopo ciò, comprenderete, signor marchese, che non mi è dato poter rispondre all’affettuosa premura che dimostra mi avete; comprenderete che mi è impossibile di nutrire altro amore. Se qualche cosa per altro potesse mitigare l’asprezza del mio linguaggio e racconsolarvi, si è che non mai altro uomo al mondo sarà da me amato. No, vi giuro che io non sarò di nessuno, poichè il destino divisa mi volle dal solo cui consacrato si era il mio cuore. Vi dirò anche, sig. marchese, che la nobiltà de’ vostri sentimenti, e l’impressione dolorosa che lasciate in me non saranno giammai cancellate dall’animo mio; e, se mi