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portando meco la consolazione di averti renduta felice.

Albina gli strinse la mano, e, indicandogli un quadro sospeso alle mura di contro all’uscio del salotto.

— Guarda, amico mio, gli disse, guarda...

— Che cosa è mai quel quadro?

— È un episodio della battaglia di Waterloo.

— Ebbene?

— Non vedi là, in mezzo a quel gruppo di ulani polacchi, quel giovine uffiziale francese stramazzato e ferito?

— Ebbene?

— Quel giovine era l’uomo ch’io amava e che amerò per tutta l’eternità.

— Morto forse! esclamò Rionero, cui un lampo di speranza brillò negli occhi deliranti.

— Morto! ripeteva la giovinetta, è i suoi occhi scioglievansi nuovamente in amarissime lagrime.

Rionero rispettò quel giusto dolore, e rimase profondamente commosso, affisando sul quadro uno sguardo in cui eran ritratte la gelosia e la pietà.

Al pianto dirotto di Albina era succeduto un cupo abbattimento, sì che parea la sventurata fanciulla non aver altro sentimento che la disperazione del suo dolore.

Rionero avea pur esso gli occhi bagnati di lagrime.

— Perdono... mille volte perdono, madamigella, disse indi a poco in modo grave e so-