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con la nipote; e, poco stante ne’ circoli apparve il marchese Rionero.

Albina era più pallida, più sofferente del consueto, ma più bella si mostrava nella sua misteriosa tristezza. Vestita di nero, la sua carnagione di alabastro spiccava vie maggiormente ed abbagliava ogni sguardo.

La baronessa era entrata ne’ regi appartamenti, di unita alle altre dame ed ai gentiluomini recatisi ad informarsi dello stato di salute del monarca.

Volgeva a sera un giorno di giugno.

Albina era restata sola, appoggiata alla soglia d’una vasta finestra, dalla quale i suoi occhi erravano su i ricchi fogliami de’ viali che a perdita di vista spiegavansi dinanzi a lei, coverti dagli ultimi raggi d’oro purissimo che il sole, già presso al tramonto, diffondeva all’estrema parte del cielo. Un candido fazzoletto covrivale in parte le leggiadre sembianze e chi fatto le si fosse più dappresso avrebbe veduto due grosse lagrime venirle giù dagli occhi, ed esser tosto raccolte e rasciugate dal provvido fazzoletto.

Il marchese Rionero entrava in quel momento in compagnia del duca La Roehefoucauld e del conte Chaptal, entrambi pari del regno, il primo de’ quali famoso letterato e filosofo, il secondo chimico di fama europea.

Questi signori salutarono cortesemente la giovine nipote della baronessa, e, poi che alcuni minuti ebber tra loro conversato di politica,