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per trarne un’idea. Di fatto, dopo non molto discervellarsi, un pensiero gli venne, per io quale eragli forza aspettare il ritorno del principale alla curia.

Verso mezzogiorno ritornò notar Basileo, e, gittato uno sguardo sulle carte di Gaetano, forte rimprocciollo però che troppo lentamente menato avea la bisogna... E Gaetano scusando il poco fatto, gli disse che avea perduto del tempo, perchè si era presentato alla curia un signore, il quale avea dimandato alcune indicazioni sovra un certo istrumento. Diciamo a mo’ di parentesi che questo istrumento, cui Gaetano per astuzia accennava, stava rinchiuso nel medesimo armadio in cui era quello chiesto dall’incognito. Quell’armadio conteneva le più vecchie schede, le carte di maggiore importanza e confidenza del notaio, il quale giammai non trascurava di chiuderlo ed aprirlo da sè medesimo.

Notar Basileo trasse di saccoccia il mazzo di chiavi, e si apprestava ad aprir l’armadio; ma Gaetano il prevenne, e, quasi avesse voluto fargli una cortesia per non obbligarlo a salire sopra una sedia per prendere il documento che stava sull’ultimo palchetto, gli tolse di mano con bei modi le chiavi. Spiccato rapidamente sopra una sedia, dischiuse l’armadio, ne cavò la carta che servirgli dovea di pretesto, e poscia finse di richiuderlo; ma non fece altro che dare due false giravolte alla chiave, che egli levò dalla toppa, e consegnò al principale, la-