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presentaste voi il dì 21 settembre 1840 alla curia di notar Basileo, e prometteste cento piastre al commesso, affinchè vi avesse dato nelle mani l’atto-originale di un testamento all’anima?

Il cavaliere tremava a verghe... egli era pallidissimo... un freddo sudore gli bagnava la fronte... Gaetano gli tenea sempre strette le braccia.

— Menzogna... calunnia... non so quello che dite...

— Non dovreste però impallidire... e tremare in tal modo... i vostri polsi sono esili... tutto il vostro sangue ha rifluito al cuore... Ricordatevi ch’io sono medico.

— Non so niente... vi ripeto... vi sognate.

— Forse sognerò, ma intanto ascoltami bene: io sono un onest’uomo, incapace di far del male a chicchessia, e però nulla rivelerò de’ fatti tuoi, siccome finora nulla ho rivelato... Ma sub conditione che non rimetterai più il piede in Sorrento, che dimenticherai per sempre Beatrice Rionero, e non cercherai in verun modo dì offendere la mia persona o il mio onore... Ci siamo intesi?

— Lasciatemi, signore, diceva il cavaliere facendo uno sforzo per isprigionarsi dalle mani di Gaetano, il quale gli stringeva i pugni come due tenaglie.

— Rispondimi in prima: ci siamo intesi?

— Lasciatemi, perdio!

— Rispondi.

— Sì... farò quel che vorrete, rispose il cavaliere gittando una bava di furore...