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priva dell’organo più bello della donna, non era però che più seducente agli occhi di Gaetano, dappoichè quella fisonomia supremamente loqoace e malinconica aveva una singolare espressione di abbandono e di rassegnazione, che renderla obbietto di rispetto e di amore a’ più schivi.

Gaetano discese dalla villetta, e, dopo aver fatto alcuni giri, si trovò presso la Flora farnesiana di Beatrice.

Tutto rivelava le solitarie occupazioni della cieca, ed il sito del suo consueto passeggio, imperocchè le orme di un piccol piede segnavano sul terreno una linea dritta in doppia direzione...

Il giovine Calabro si sedè sovra un poggiuolo di marmo e si abbandonò a vagheggiare col pensiero l’immagine di Beatrice.

Due ore all’incirca scorsero.

Gaetano fu desto dalla sua distrazione da un passo leggiero che udì in un contiguo viale; egli voltò sbadatamente il capo verso quella parte...

Cielo! era Beatrice!... e sola!... questa volta non avea neanche la sua Geltrude con lei!

Gaetano si sentì balzare il Cuore con un movimento terribile; una nube gli discese sulle pupille.

O Dio! Dio! esclamò, e nulla più disse... In questa esclamazione era una tacita abnegazione de’ suoi principi di scetticismo, e la confessione della debolezza di un’anima soggiogata da violenta passione.

Beatrice attraversò lentamente il viale, e, dopo aver fatto un’aggirata, stava per passare innanzi a lui... ma di botto si ferma, volge il capo verso Gaetano.