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tu sii per sempre priva di rimirar l’universo, curvar ci è forza il capo ai suoi imprescrutabili decreti, ma chiamami anche troppo corrivo alle illusioni, spenta non è nel mio cuore la speranza che un giorno tu debba riacquistare la luce degli occhi... Oh! come il resto della mia vita volenteroso darei, se pure un attimo io ricontemplar potessi le tue pupille! Lo sguardo dei tuoi occhi mi è rimasto scolpito nel cuore e nella mente; io lo ritrovo accanto alla rimembranza della sventurata tua genitrice. La notte tremenda del 23 gennaio, che per te dura tuttavia, e che ancor ti circonda con le sue sanguinose tenebre, dovrà diradarsi. Iddio non può permettere che quella esecrabil notte pesi eternamente sulle tue pupille.

Beatrice levò la fronte al cielo, congiunse le mani, e sclamò con accento commosso:

— E mia madre!... Chi ne desterà il sonno di morte? Oh, padre mio, se voi la vedeste come la veggo io nel raccoglimento della mia anima!... In quella notte io riposava accanto alla madre mia!... Quella notte per me non è finita... E quando a Dio piacerà di chiamarmi a lui, io mi sarò destata dal mio sonno, ecco tutto!.. Il giorno della mia morte sarà per me come il domani del 23 gennaio 1827... Rivedrò mia madre!!

— Taci, figlia mia, taci, oh! non dire di coteste frasi che mi squarciano il cuore... Abbi fiducia in Dio. Hai tu inteso a parlare di Oliviero Blackman?