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46 ricordi delle alpi.

sparso, vibrasse con ruote calide, velocissime, moltiplici; nissun essere a rompere quella specie di vuoto strano, immensurabile; un silenzio che significava, ed era, preludio solenne. E, perduta ogni forma terrena, mi sembrava essere io addivenuto d’un tratto un punto luminoso, matematicamente compreso, di quel vuoto, a cui la coscienza inculcasse solennemente d’attendere e di notare quanto mi si stava per isvolgere dinanzi. A dipingere in modo sensibile quel mio fantastico stato di essere, direi che sentivo di rappresentare una di quelle virtualità del principio aria, che, seconde il concetto di Diogene Apollonio, sono la estrinsecazione limitata e più perfetta del vario modificarsi della forza ammessa da questo filosofo in quell’elemento.

Ed ecco che, proprio a mezzo di tante spazio, quell’etere primo si condensò, nereggiò, fremette, ruppe in gorgogliamenti, lasciando vedere una specie di caos turbinoso in forma di sferoide immane. E sopra di esso, e intorno intorno, e sin nelle ime sue viscere balenavano lampi, guizzavano saette, densi e nauseanti vapori s’alzavano vorticosi, e s’udiano corne stridî di gente offesa, martoriata. — D’un tratto, neri ed ampî massi si videro galleggiare su quel globo novello.