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che veggansi senza base, ne danno per esempio il Teatro di Marcello e quel di Verona.


Porta della città, e Mura.


A mezo il Corso antichità si vede molto singolare, cioè una Porta de’ tempi Romani bella e intera, d’ugual conservazione, alla quale non so s’altra in oggi possa mostrarsi. Ravvisasi qui l’uso di que’ tempi in far doppie le porte della città, ergendone due simili, e con uguale ornamento, l’una presso all’altra, con due ordini di piccole finestre sopra. Vedesi il disegno di questa ne’ libri del Caroto, del Saraina, del Panvinio e d’altri. Ma prima d’altro dirne, è necessario sgombrar l’error comune degli Antiquarj, Architetti e Scrittori di primo grido, i quali credono questa porta un Arco, e così la chiamano ne’ lor volumi. Meglio di essi parlano i documenti nostri d’ogni tempo, ne’ quali la prossima Chiesa si dice S. Michele ad portas; e meglio il nostro popolo, che servando ancora la tradizione antica, chiama questo edifizio Porta de’ Borsari. Per fuggir d’or innanzi sì fatto errore, abbiasi per indubitata regola, che dove son due i passaggi, o sia le aperture, quella è Porta, avendone gli Archi sempre una sola, o tre. Il far le porte così duplicate antichissimo fu, e assai general costume. Però Omero porte Scee, nel numero del più disse a una porta di Troia; e porte bipatenti disse quelle pur di Troia Virgilio (Æn. 2); la ragion di che così fu assegnata da Servio: perchè le porte son geminate. Appiano altresì (Civ.