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canto quinto


    ― Oh! no, vieni, amor mio, vieni, ei rispose,
Co’l Sol nascente e i rugiadosi fiori,
E alle fole, che il reo mito compose,
180I nostri involíam superbi cori:
Il trono dell’amor son queste rose:
Tutti son nella vita i suoi splendori;
È qui sovra la terra il ciel che agogni,
Qui nelle braccia mie tutti i tuoi sogni!

    185Vivi alla terra e a me: vivi al governo
Di questo amor, che fiamma è del pensiero,
Di questo universal giovane eterno,
Ch’è lume sol fra l’intelletto e il vero;
Egli ombra e luce, ei paradiso e inferno,
190Tempo ed eternità, verbo e mistero,
Principio e fine del mortal cammino,
Fede, legge, virtù, vita, destino.

    Vieni con me; per l’infinita via
L’ozio non poltre, e non sbadiglia imene;
195L’opra e l’amor son la ricchezza mia,
Mio cibo il ver, la libertà il mio bene:
Aquila altera per l’aria natia
Al Sol va incontro, e schiva è di catene;
I nembi sfida, i turbini sovrasta,
200Libera muor; la libertà le basta.

    Noi liberi così, per vario corso,
Correrem, cimbe audaci, il mar crudele,
E il dio, che non indarno ha l’ali al dorso,
De l’ali sue ne rifarà le vele.
205A lui, che sdegna, e sia pur d’oro il morso,
Piega, o dolce fanciulla, il cor fedele;
Chè, finchè l’occhio ha un guardo e il cielo un riso,
Ei solo è il Dio, la terra è il paradiso! —



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