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lucifero

Aspettava il destin. Voi soli in questo
Stremissim’uopo non lasciaste il trino
615Padre deserto, o sovra ogni pietosa
Fida essenza del ciel pietosi e fidi
Quadrupedanti: a voi, se grazia alcuna
Merta ancora la fede, un chiaro grido
Non fallirà presso i venturi, a cui
620L’alto cor vostro e i vostri nomi io canto.
V’era di Balaàm l’asino e quello
Che riscaldò di Betelèm la greppia
Col mirifico fiato; eravi anch’esso
L’accorto bue, che abbandonato il duro
625Solco e l’aratro, ad adorar sen corse
Il già nato Messia: meraviglioso
Di fede esempio, onde nei cieli assunto
Fu per nume di Dio, che la falcata
Fronte gli ornò di due vividi raggi,
630Come un tempo a Mosè; v’eran del divo
Rocco i fidi mastini impazíenti
D’avventarsi all’eroe; v’era il modesto
D’Antonio alunno, che il signor perduto
Fra’ grugniti piangea: sul nero grifo
635Gli discorrean le lagrime cocenti,
Ed ei, la Dio mercè, fatto maestro
D’oprar le zampe come fosser mani,
Se le tergea con un candido velo
Di ricami stupendo, opera e dono
640Della diva Lucia. Ma visto appena
L’avverso eroe, che procedea sembiante
A novo Sol, di subito disdegno
Arse, sbiecò i verdastri occhi da tanta
Luce percossi, aggrinzò il grugno, a spira
645Ravvolse ed agitò la scarsa coda,
Ed arrotando le spumose zanne
Con irto il dorso e con pendule orecchie



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