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canto decimoquarto

O Sol, re de la vita, o Amor, sovrano
125Del pensiero mortal; voi della vostra
Pura luce vital fate lavacro
Agli egri petti, e date ala ed acume
A qual dentro l’error cieco si ostina
Siccome talpa sotterranea: ei senta
130Stupefatto ad un’ora il vostro lume,
Mentr’io, già presso al mio tríonfo, a voi
Tendo le palme, e voi propizj invoco! —
    Tal parlava implorando, e il guardo acuto
Più che punta di stral figgea nel volto
135Radíoso del Sol, quando a un sol punto,
O che vero ei mirasse, o che all’ardente
Spirto facesse illusione il senso,
Visto gli venne un portentoso aspetto,
Onde il cor gli balzò. Come nell’ora
140D’un purpureo tramonto, ove più ferve
A piè della Scillèa balza il vorace
Turbo estuoso del latrante mare,
Sorger vede il nocchier vigile un roseo
Fantasima di donna, a cui ghirlanda
145Sono i raggi di cento iridi, e molle
Guanciale il fior delle fioccanti spume;
L’affisa egli ammirando, e, se in quel tempo
Gli sorride nel petto un dolce amore,
L’oggetto dei suoi voti in lei ravvisa;
150Così a fior del fiammante orbe del sole
Nuotar vede l’eroe trepido un’ombra,
Incerta ombra da pria, che umana forma
Man mano assume e leggiadria cotanta,
Che la viva in suo core Ebe gli sembra.
155Esultò giubilando, e in queste alate
Voci si effuse:
                    — Oh! ben t’è stanza il sole,
Ben t’è regno la luce, aurea bellezza,



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