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canto nono

Vibra all’aure sonanti il pugno e il grido.
465Precorreva l’eroe gli anni; ed al volo
Di splendide speranze il cor donando,
Nuovi trionfi del Pensier vedea
Su la bieca natura; e: — Verrà giorno,
Madre altera, dicea, che queste occulte
470Tue sedi, onde ti piaci, e la feroce
Verginità di questi boschi al rito
Dei nostri aratri ubbidiran. Da queste
Sconosciute vallèe, mutati in lievi
Allo spiro dei venti ampj navili,
475Quest’ardui tronchi correran su’ flutti;
E rigogliose e riverite, assai
Più di queste a te sacre are romite,
Genti e città qui fioriranno al regno
Di benefiche leggi. Accorto e cinto
480Di novo ardir qui nel tuo grembo, aperto
Dall’industri fatiche, e monti e abissi
Sorvolerà l’uman genio; e tu, rasa
Di ciechi orgogli, ov’or superba e ignota
Spieghi nell’ombre il tuo possente impero,
485Sotto auspicio miglior sorger vedrai
L’opre e i commerci dell’aríane genti. —
    Così dicea, gli anni veggendo, allora
Che tra’ folti cespugli, in capo al verde
Tortuoso sentiero un gli si offerse
490Pensieroso pitèco. A un’indíana
Canna appoggiato, a lenti passi e gravi
Egli si avanza, in guisa d’uom che al peso
D’un ingrato pensier l’animo inchini.
Al rigido cipiglio, alla rugosa
495Faccia, ov’ispida e grigia al muso intorno
Fa due siepi la barba, un lo diresti
Anacoreta pio: tal forse apparve
Il santo onor dell’arenosa Coma,



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