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nella campagna già calda; per le strade ombrose volavano, bellissime farfalle dalle ali di velluto azzurro. Un grande lusso di fiori, di palmizi; tutti gli splendori del succo equatoriale. Si giunse al cimitero: delle tombe con delle iscrizioni multicolori, dei draghi e dei mostri; degli stupefacenti fogliami, delle piante sconosciute.

Sulla bara di Silvestro piantarono la piccola croce di legno su cui era scritto:

Silvestro Moan
19 anni.

E lo lasciarono così sotto gli alberi meravigliosi tra i fiori olezzanti di rugiada e di amore.


Capitolo Quarto.


Il battello continuava la sua strada attraverso l’Oceano Indiano. Nell’ospedale navigante, erano ancora dei miseri rinchiusi. Sul ponte non si vedeva che salute e gioventù. Intorno, sul mare, una vera festa d’aria pura e di sole. I marinai si godevano quel bel tempo stesi all’ombra delle vele, divertendosi a far correre le loro scimmie. (In quel Singapor, da cui venivano, si vende ai marinai che passano ogni sorta di bestie ammaestrate). Essi avevano scelto tutti delle scimmie piccole, con delle arie infantili, senza code, di un verde ammirabile.

Esse, avevano ereditato il colore verde dei loro genitori, e, posate su quelle panche così pulite del battello, rassomigliavano a delle foglie molto fresche cadute da un albero tropico.

Qualche volta le riunivano tutte ed allora esse scambievolmente si osservavano, squadrandosi curiosamente. Camminavano come se fossero zoppe, movendosi tutto di un colpo, frettolose, e alcune di esse cadevano. Ve ne erano alcune che si amavano teneramente stringendosi contro il