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quelle ragazze del paese che conoscevano tutte le storie di amore, non gli si conosceva alcun impegno; senza sembrare di tenere all’una più che all’altra egli andava da destra a sinistra a Lèzerdrieux ed a Paimpol appresso alle belle che avevano desiderio di lui.

Una sera, era di domenica, molto tardi, ella lo aveva visto passare sotto le sue finestre, conducendo e stringendo vicino una certa Giovanna Caroff molto graziosa, ma di cattiva fama. Ciò le aveva fatto gran male.

Le avevano anche assicurato che egli era molto irascibile, che essendo ubbriaco, una sera, in un certo caffè di Paimpol, dove gl’islandesi fanno le loro feste, egli aveva lanciato una grossa piastra di marmo a traverso una porta, che non gli si voleva aprire....

Tutto ciò ella lo perdonava; si sa bene come sono i marinai presi dalla sbornia.... Ma se egli aveva il cuore buono, perchè era venuto a cercarla, quando ella non pensava a niente, per poi lasciarla? Che bisogno aveva egli di guardarla tutta una notte con quel bel sorriso che sembrava così franco, e di parlarle con quella voce dolce, per farle delle confidenze come ad una fidanzata?

Ora ella era incapace di attaccarsi ad un altro.

In quel medesimo paese, prima, quando era una fanciulla, avevano l’abitudine di dirle, per sgridarla, che ella era una cattiva fanciulla, ostinata nelle sue idee come nessun’altra, questo difetto le era rimasto. Graziosa signorina, ora, di figura un poco seria ed altera, ella restava in fondo la stessa.

Dopo questo ballo estivo, l’inverno ultimo era passato nell’aspettativa di rivederlo, ed egli non era neanche venuto a dirle addio prima della partenza per l’Islanda.....

..... Suonarono le undici all’orologio del municipio, con quella sonorità che diventa più misteriosa e suggestiva nelle tranquille notti di primavera.

A Paimpol alle undici è tardissimo; Gaud chiuse la finestra ed accese la sua lampada per andare a letto.....