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il giorno stesso della mia cattura.

Pigault lesse. Il biglietto era così concepito:

«Sire, Io abbandono Voi e il vostro paese per sempre. Mi sono miseramente ingannata nel giudicarvi. Se mi posi sotto i piedi i doveri che c’impongono e la propria coscienza e il riguardo alla opinione pubblica, se mi condussi a far da schiava presso uno dei vostri cortigiani, non fu per altro se non perchè vi amavo — vi amavo con tanta verità e fervore quanto può amare soltanto una donna! Questa confessione se non mi giustificherà agli occhi vostri, varrà almeno a scusarmi. Ma io non vi conoscevo: vi credevo nobile, fiero, cavalleresco; ora mi sono persuasa del contrario. Vi disprezzo».

                                          «ELISA HEBERTI».

Pigault-Lebrun non aggiunse verbo, e a occhi bassi restituì la lettera al re.

Girolamo la richiuse di nuovo, e poi disse con un fil di voce al suo bibliotecario:

— Adesso veggo che non si può navigare contro corrente! Il tuo proverbio «sanguinaccio per sanguinaccio» può passare pei nostri contadini Assiani, ma non già per la famiglia Bonaparte.

Disse, e se n’andò; e rimase poi sempre un fratello ubbidiente.

FINE.