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freschissimi, le loro braccia quindi erano stanche, il sonno li colse ma i corpi restarono desti, continuando da soli la manovra della pesca, mentre i loro spiriti vagavano nel chimerico regno dell’Ignoto e l’aria che essi respiravano era vergine come quella dei primi giorni del mondo; albeggiava, il cielo sembrava trasformato in una densa nube di argento. Le nozze di Yann col mare!... — Silvestro, continuando a pescare vi pensava, non osando parlare più. Egli era diventato triste, sentendo il sacramento del matrimonio pigliato così in giro da suo cognato; e più di tutto ciò gli aveva fatto molta paura essendo egli superstizioso. Da quanto tempo egli pensava a queste nozze di Yann! Sperava che si sarebbero fatte con Gaud Mevel una bionda fanciulla di Paimpol, — egli avrebbe voluto assistere a questa festa prima di partire per il servizio militare, prima di questo esilio forzato di cinque anni, di cui l’inevitabile avvicinarsi gli cominciava a stringere il cuore...

Erano le quattro del mattino. Gli altri restati giù a dormire salirono tutti e tre per dar loro il cambio. Ancora un poco addormentati, respirando a pieni polmoni l’aria fredda e rigeneratrice, salivano terminando di mettersi le loro lunghe scarpe, e chiudendo gli occhi, abbagliati dal riflesso della luce ancora pallidissima. Allora Yann e Silvestro terminarono rapidamente la prima colezione del mattino masticando dei biscotti, dopo averli rotti a colpi di martello, e ridendo di trovarli così duri. Essi erano divenuti tutto d’un tratto allegri al pensiero di andare giù a dormire e si allontanarono tenendosi per la cintola e canticchiando una vecchia canzone. Prima di scomparire si fermarono a giuocare con Turco il cane di bordo, un terranova giovanissimo che aveva delle grosse zampe ancora troppo infantili. Essi lo stuzzicavano, l’altro li mordicchiava come un lupo e finiva col fare loro del male. Allora Yann adirato lo respinse bruscamente con un calcio che lo fece scappare e guaire.