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lettera quarta 35

tazioni. Delle opinioni per altro che si dicon mie non si fa parola che alla fine dell'articolo, e la parte maggiore di esso è tutta diretta a censurare la Tragedia dell'Alceste.

L'altissimo poeta tragico che ci lasciò quest'ultimo dono del suo genio, non immaginava certamente che i suoi concittadini, invece di offrir corone sulla di lui tomba, non si occupassero quasi che della censura delle di lui opere immortali. Sarem dunque noi nemici della nostra gloria, nè avremo mai la nobile passione dell’orgoglio nazionale?. . . . Ma si taccia, e si lasci all'imparziale posterità il giudizio di noi contemporanei d'Alfieri, a'quali sembrava imposto il primo dovere della riconoscenza verso un grand'uomo.

La censura contro l'Alceste è già offerta alla pubblica luce. La mia debole penna rinforzata dal sentimento vero, che sta qui nel mio cuore, giungerà forse alla meta lusinghiera di aver cancellate quelle ombre con cui sembra che oscurar si voglia una produzione del sommo Alfieri.

Non abbandonerò il metodo di riportar fedelmente il testo degli oppositori.