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nella città del sogno 260


Ma chi sono, dunque, questi sempre più numerosi spettri d’uomini e di donne, che a questa folla silenziosa che va, che va, che viene, continuamente, che si disperde da tutte le parti, che da tutte le parti arriva, che cammina presto, taciturna, né triste, né lieta, gente di ogni età e di ogni condizione, gente di ogni beltà e di ogni bruttezza, gente che va a piedi, in massima parte, ma che già va riempiendo le botteghe, i portoni, le porte, che attraversa i ponti, che sale sugli omnibus, che rasenta gli alberi delle vie e i chioschi dei giornali, che non si ferma, non chiacchera, non blatera? Chi sono tutti costoro, dove vanno, donde vengono, che pensano, che vogliono, che fanno? Chi sono?.... Sono tutti lavoratori di Parigi, sono Parigi. Dall’operaio che si reca, a piedi, nelle grandi officine dei sobborghi, alla modistina che risale verso la elegantissima via della Pace, dall’usciere di una banca al camelot, al venditore ambulante di mille oggetti, che vanno,