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viaggio a cosmopoli 161

a due soldi l’uno, a quattro, a sei, a otto soldi, non di più: sono fatti, i più semplici, di viole di Pasqua, di viole bianche, di garofani rossi e gialli, circondati da foglie odorose di malvarosa: i più ricchi son di viole mammole, piccini, grandi, enormi, di queste violette incantatrici che, messe al caldo, al contatto del sole o di una persona, odorano anche più fortemente. Queste fioraie e questi fiorai offrono la loro merce con una perfetta buona grazia, senza strillar troppo, senza insistere troppo, correndo da una vettura all’altra, levando in alto il paniere dei loro fiori, contrattando in un minuto, sperdendosi per ricomparire, carichi ancora di fiori, scivolando fra le carozze, passando da un punto all’altro, come se pattinassero. Una di queste ragazze fioraie, quanto era bellina, bruna, fine, sottile, coi suoi nastri rossi volitanti attorno alla testa, con le mani che levavano il paniere in alto, in un offerta sorridendo: que vous étes jolie, le ha gridato l’amica mia: la fioraia si è messa a ridere, mostrando i suoi denti bianchi e le ha risposto, in italiano.