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Casini, che predicò in questa Metropolitana, quale Arco serve d’ornamento a quella Gran Dama, unico, e costante Amore del nostro S. Bernardino.

Sopra i merli dunque di questo Portone erano posti ventiquattro gran vasi di bitume, in ciascheduno de’ quali era un gran fuoco, che ad onta ancor del vento averebbero conservato la limpidezza del lor chiarore; ma non restarono a questo cimento, mentre nel cadere del giorno, venne talmente il vento a mancare, che fuori, e dentro la Città potette quietamente godersi il luminoso apparato, cosa che costantemente speravasi da tutti, che al venire d’un Dono, che faceva MARIA alla Città sua, dovessero i Venti ancora portare il dovuto rispetto con ritirarsi ossequiosi.

Sotto questo Portone pendea una grandissima Lumiera di Cera, e sopra quei Cori moltissimi lumi a olio con numerosa quantità di Torce; onde più tosto pareva una Chiesa, che Antiporto. Quivi arrivata l’A. S. R. fece fermare la Muta, ed inginocchiatasi in Carrozza (ed al di Lei esempio tutti quelli, che erano a piedi) venerò umilmente la Sacra Immagine di quella Dama tanto cara al suo Cuore.

Passato poi il Portone trovò quivi sedici Contrade squadronate tutte colle loro Insegne, con Tamburo battente, e con molte Torce accese, disposte dall’una, e l’altra parte fino alla Porta della Città con bell’ordine, ed in abiti uniformi alla lor Bandiera, dirette con sì bell’ordine da’ Signori Cavalieri Alessandro Bichi, e Ottavio Campioni a Cavallo, serviti da due Lacchè per ciascheduno, le quali poi si portarono in Piazza al luogo destinatogli. In questo mentre cominciò il saluto della Fortezza con sessanta, e più tiri di Cannone, e con

 
 
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