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NOTTE E FIAMME 415

presentarglisi? Suonò perchè le fosse portato da scrivere. Si provò a scrivere, pensò alquanto colla penna in mano, si atterrì della difficoltà che provava. Se non le riuscisse di trovare la forma buona? Se una frase non chiara, una parola mal scelta, una lieve inavvertita mancanza di tatto guastassero? Meglio non scrivere, piuttosto. La sola presenza direbbe tutto. Certo! Si meravigliò di non averlo inteso prima. Ma subito l’idea di un incontro impreparato la spaventò colle incertezze che l’accompagnavano. Stretta così fra due terrori, sentì venire una delle sue crisi di singhiozzi e di lagrime. La scongiurò precipitandosi al davanzale di una finestra, gittando l’anima sulle cose esterne.

Lontano davanti a lei, nel buio indistinto della notte nubilosa, un piccolo fulgore elettrico saettava luce, lentamente girando sopra sè stesso, via via per le acque lontane e per le coste. Balenavano dall’ombra un momento casine candide, rupi, falde di boschi, esplorate dal getto luminoso come da un Occhio imperatorio che ne facesse gelosa rassegna. Lelia vide venir lento alla sua volta il cono sottile, fu investita coll’albergo da un baglior bianco, saettata dall’Occhio inquisitore, ringhiottita dall’ombra. Sublimi sulla nera montagna di sinistra, presso al cielo poco meno buio, altre fiamme elettriche splendevano allineate. Si udiva il rumoreggiare delle onde. Lelia ebbe l’impressione di una notte d’incantesimi nel paese più selvaggio e strano della Terra. Il suo interno conflitto restò. Ella seguì il giro dei baleni elettrici per il piede boscoso delle montagne e sulle acque agitate, per gruppi di case. Uno di quei gruppi era forse Dasio. Il bagliore bianco la sfolgorò, oscillò un attimo a destra e a sinistra prima di lasciarla. Ella diede un balzo indietro.

Finalmente, stanca, si levò gli stivaletti e si gittò sul letto senza spogliarsi, risoluta di passar la notte a quel