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O MI POVR'OM! 387

sionale era occupato. Pochi minuti dopo, la contadina che vi stava s’alzò. Il Padre uscì, si guardò attorno, guardò Lelia, la sola persona vicina, e, poichè non dava segno di volersi confessare, se ne andò in sagrestia. Anche la siora Bettina si alzò e si guardò attorno, inquieta. Allora Lelia uscì dell’ombra, andò a dirle che si era già confessata. Uscì una messa all’altar maggiore. Al Domine non sum dignusla siora Bettina si alzò dalla sedia per accostarsi alla balaustrata, aspettò un momento che Lelia facesse altrettanto. Vide che non si moveva, non osò parlare, andò alla balaustrata per ricevere la Comunione.

Uscendo dal pio raccoglimento, pensò che Lelia, prima di lasciare la Montanina, avesse rotto, per distrazione, il digiuno. Era però anche possibile che la ragazza non fosse stata sufficientemente disposta, in quel momento, e aspettasse un’altra messa. L’orologio del campanile suonò le nove. C’era tempo. Un sacerdote in cotta e stola salì all’altar maggiore, alcuni fedeli si accostarono alla balaustrata. Lelia non si mosse. Quando il sacerdote rientrò in sagrestia, la siora Bettina raccolse tutto il suo coraggio che le bastò per la metà di una domanda:

«Ela, benedeta, La scusa, no La ga intenzion...?»

Lelia non durò fatica a indovinare l’altra metà.

«Aspetto di farlo domani a Castelletto» diss’ella.

La Fantuzzo stette un altro quarto d’ora in preghiera e vi sarebbe stata più a lungo, povera e buona creatura, se Lelia, invece di attendere un cenno di lei, non si fosse alzata in piedi, mostrando chiaro di averne abbastanza.

Discesero a piedi. La siora Bettina non aperse bocca per un gran pezzo. La bugia le era dura a metter fuori. Finalmente, sul ponte del Campomarzo, il consiglio frodolente prevalse alla natura buona.