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marmo antico senza distrugger parte della sostanza marmorea, così nemmeno un vecchio Quadro si può nettare per modo che riesca qual nuovo, senza spogliarlo di una porzion di colore. Anzi sovente alcune mezze tinte, alcuni leggieri velamenti, e certi ultimi e gentili ritocchi, da cui deriva la grazia e la dilicatezza dell’Opera interamente periscono.

So che da alcuni si sostiene francamente il contrario; e che si decantan segreti che hanno la prodigiosa virtù di menar via il sudiciume e ogni fastidiosa bruttura da’ Quadri, e di perdonarla onninamente al colore. Ma se questi loro Arcani tolgon la Pattina dal Dipinto; la quale dee togliersi perchè esso Dipinto si conduca a quella stessa, o quasi stessa nitidezza di un Quadro nuovo; è necessario che ne scarnino più o meno il colore. In fatti analizzando anche grossolanamente le lavande che servirono a siffatti nettamenti, si troverà in esse mescolata colla sporcizia portata via dal Quadro anche porzion di colore, con cui fu dipinto. E quelle Tavole ch’ebbero la fatal disgrazia di reiteratamente soggiacere a simili nettature, qualora da presso si considerino e attentemente, le vedremo in più luoghi miserevolmente infin all’osso scorticate, che è a dire, spogliate e ignude mostrare la terra rossa, con cui fu apparecchiata la tela da doversi dipignere. Perlaqualcosa i Pittori saggi onorati e dabbene si ridono di questa fatta d’Arcani, e ne detestano l’operazione: non approvandosi da loro per nettar Quadri che l’acqua tiepida, o pura e schietta, o bollita con semola di formento; e in caso di maggior bisogno il mele o il zucchero sì rosso, che ma-