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AVVERTIMENTO.





Prendendo Galileo a studiare i più grandi scrittori di cose matematiche dell’antichità, compiuta la lettura degli Elementi d’Euclide, soffemossi con maggior compiacenza sopra Archimede; e giunto ai due trattati De acquiponderantibus e De his quae vehuntur in aqua, e precisamente a quel passo di Proclo Licio nel quale si narra il modo tenuto dal Filosofo siracusano per iscoprire il furto dell’orefice nella corona d’oro di Ierone, opinò che Archimede non vi procedesse nella maniera comunemente riferita, ed escogitò un procedimento che risolve con esattezza il quesito. Il risultato di questi studi espose Galileo in una breve scrittura; e lo strumento in essa suggerito è lo stesso che fu poi detto «bilancia idrostatica» e che, sotto nuovo e varie forme, fu adoperato col nome di «idrostammo» dagli Accademici del Cimento.

Tale scrittura non fu data alle stampe vivente l’Autore; ma bensì, mostrata subito, vale a dire nell’anno 1586, agli amici e conoscenti, più tardi a’ discepoli, si diffuse manoscritta.1 Giovanni Battista Mantovani la commentò con dotte ed ingegnose osservazioni: corredato di queste, delle annotazioni di Benedetto Castelli, e delle illustrazioni di Vincenzio Viviani, il lavoro di Galileo vide poi più volte la luce.

Nel riprodurre questa scrittura, sceverata, conformemente al proposito nostro,2 dalle dette aggiunte, credemmo doverla restituire con la maggior fedeltà supra l’autografo, il quale, senza titolo e mutilo delle ultime linee, ci è stato conservato in un foglio che ora è inserito nel T. XVI (car. 55) della Par. II dei Manoscritti


  1. Vincenzio Viviani, Racconto istorico della Vita del Sig. Galileo Galilei: nei Fasti Consolari dell’Accademia Fiorentina di Salvino Salvini, ecc. In Firenze, M.DCC.XVII, nella stamperia di S. A. R., per Gio. Gaetano Tartini e Santi Franchi, a pag. 103.
  2. Per la edizione nazionale delle Opere di Galileo Galilei ecc. Esposizione e Disegno ecc.; pag. 40.