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qui sto non ho mai inteso alcuno lagnarsi come te. Qual è la cagione del tuo affanno? Forse io potrò esserti utile, perchè mi fai veramente compassione. — E chi siete voi dunque?» domandò Maruf. — Sono l’abitatore di questo palazzo,» rispose il fantasma. L’altro raccontò allora al genio le violenze della moglie, e finì dicendo che altro non bramava se non di fuggire in luoghi ov’ella nol potesse raggiungere. — Le tue brame saranno paghe!» gridò il genio, e sì dicendo lo prese sulla schiena, ed alzatolo in aria, volò tutta la notte sino allo spuntar dell’aurora, che si fermò in vetta ad un monte. — Vedi tu quella città laggiù?» gli disse il genio; «ti basta di recarti colà per essere in salvo da tutte le ricerche e persecuzioni di tua moglie.» Maruf non sapeva troppo cosa dire o fare: attese sino al levar del sole, ed allora discese dal monte, per avviarsi alla città.

«Avvicinatosi, rimase stupito della bellezza dei palagi, il cui aspetto gli seduceva gli occhi, ma non addolciva la tristezza del suo cuore. Gli abitanti gli si affollarono intorno per esaminarne l’abito, che non somigliava al loro. — Siete forastiero?» disse uno di essi, — Sì,» rispose Maruf. — D’onde venite, vi prego? — Dal Cairo, capitale dell’Egitto. — Quand’è che ne partiste? — Iersera. — Ah! ah!» disse l’abitante della città, scoppiando dalle risa; e volgendosi a quelli che lo circondavano: «Amici, quest’uomo è pazzo: pretende di essere partito dal Cairo ier sera, quando ci vuol un anno intiero per recarvisi da questa città. - Siete voi i pazzi,» Maruf riprese, «e non io. Vi ripeto di nuovo che son partito ier sera, e se non mi volete credere, osservate questo pane, ancora fresco, da me comprato al Cairo.» Sì dicendo, mostrò il pane, che destò grande sorpresa, poichè non se ne faceva di simile nella città, ed era infatti ancor fresco. Cresceva intanto sempre più la folla intorno a Maruf, e gli uni pretendevano che dicesse la verità, gli altri che fosse un impostore. «Mentre contrastavano così fra loro, venne a pas-