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le. Percorse poi i due giardini, ed esaminò il padiglione del trono, colla speranza di farvi qualche osservazione onde poter approfittare, ma tutto indarno: la porta che serviva alla principessa per entrare nel giardino era grande e rivestita di marmo bianco adorno di bronzi dorati, ma chiusa ermeticamente, e non si poteva veder nulla a traverse. Zahide passò la seconda giornata a considerare tutti questi oggetti.

«Giunta la notte, la principessa comparve secondo il solito, ma ancor meno giuliva del giorno antecedente. Zahide le corse incontro, e dimostrolle maggior interesse e vivacità, conoscendo ormai la cagione della sua mestizia. La principessa le disse, rispondendo ai suoi lusinghieri discorsi: — E come! straniero, è così che riconoscete le mie bontà? mi sembrate pieno di dolcezza e civiltà, e cercate sedurmi; pure le vostre azioni non corrispondono all’esteriore.

«— Qual cosa può rimproverarmi la sultana del mio cuore? in che può esserle dispiaciuto il suo schiavo?» sclamò la sorella di Kemserai, cadendo ginocchioni.

«— Voi colmate la mia schiava di disprezzo,» riprese la principessa con dolore «qual può essere il motivo di tal freddezza?

«— L’amore che m’ispiraste,» replicò teneramente Zahide. «Sì, bella luna del mondo, questo amore rende il mio cuore incapace a tutto: la più bella delle huri mi sarebbe ora indifferente. Datemi le vostre belle mani, e permettete, baciandole, di mitigar il fuoco che mi divora; degnate aver pietà di un infelice che i vostri rigori condurranno alla tomba. —

«Più la principessa era imbarazzata; e più dimostrava di sembrar lieta; più voleva dimostrare civetteria, più Zahide raddoppiava le vivaci espres-