Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/274

FAZIO DEGLI UBERTI

Pecoron grossi e bramidi avvoltori.
E sotto i copertori
Donne infinite andranno sole a letto,
E in cambio di diletto
315Ogni sospetto — avranno in compagnìa.
Perirà qui la buona per la ria,
Spoglieransi le chiese e’ monasteri;
Color sanguigni e neri
Varranno più che scarlatti o velluti;
320Li stormenti e liuti
Saranno le campane e’ tamburelli;
Le gualdane e’ drappelli
Risponder cenni ed ammattar insegne;
D’ogni maniera legne
325Si troveranno a due spietati fuochi.
Oh quanto saran pochi
Que’ che Saturno e Marte a gloria serba!
O mala italic’erba,
Come ti veggo acerba — iscellerare,
330E il prezzo a rovinare — diventar esca!
Molta gente tedesca
Inghilese e francesca
E gli Ungheri e gli Schiavi e gli Spagnoli
Perderan padri fratelli e figliuoli
335Con agghiadati duoli:
L’offerta loro a Marte sarà sangue.
Crudele è chi non langue,
Veggendo il demon angue
Nelle sue reti entrar con tanta preda.
340Non fia più quistïon di chi sia reda,
Ma per niente fia quel ch’or è più caro.
     Or pianga ogni uomo avaro,
E que’ che fan suo dio argento ed oro.
Ov’è Mida con l’oro?
345Ov’è Sardanapalo
E il traditor Neccalo?
Ov’è la tirannìa col suo affanno?
Ov’è ogni tiranno
Ch’al nostro tempo portav’alto ’l capo?
350Tu rispondrai — Non sapo. —


—268—