Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/188


155


CAPO X.


Euclide.


I. Euclide fu da Megara presso l’istmo, o vero, secondo alcuni, geloo, come dice Alessandro nelle Successioni. — Egli si esercitò anche nelle dottrine parmenidee, e da lui ebbero nome I Dialettici; i quali Dionisio cartaginese così primamente appellò, dal loro modo di disporre il discorso a domande e risposte. — Presso lui, dice Ermodoro, si recarono, dopo la morte di Socrate, Platone e gli altri filosofi per timore dell’atrocità de’ tiranni.

II. Dimostrava uno essere il buono (τὸ ἀγαθόν) chiamato con molti nomi: poichè ora lo si appellava prudenza, or Dio, or mente, eccetera. — Toglieva di mezzo le cose contrarie al buono, affermando che non esistono. — Poneva le dimostrazioni non nelle proposizioni, ma nelle conclusioni. — E toglieva l’argomento per via di paragoni, dicendo constare o di simili o di dissimili: se di simili, intorno a questi, piuttosto che ai loro simili, è da aggirarsi; se di dissimili, il paragone esservi di più. — Per queste cose adunque, e sul conto suo, così si espresse Timone, mordendolo cogli altri socratici: