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che pareva una sfida, poi si era messo a rinculare verso la sua tana digrignando i denti.

I due esploratori si erano affrettati a scoprirsi. Erano due vigorosi guerrieri Sioux, armati di carabine e di tomahawaks e del coltello da scotennare.

Parve che si consigliassero un momento, poi ricaricate prontamente le armi si spinsero audacemente innanzi, come se fossero ben decisi ad affrontare la gigantesca fiera.

Se fossero stati soli, non avrebbero osato tanto, poichè, come abbiamo già detto, anche le pelli-rosse sfuggono volontieri il grizzly, conoscendone la forza prodigiosa ed il coraggio veramente straordinario.

— Mio caro John — disse Turner — hanno scoperte le nostre tracce e fra poco il grosso della truppa giungerà qui, malgrado i denti e gli artigli del nostro portinaio.

«E non poter aiutare quel disgraziato che si sacrifica per noi.

— Non potendo divorarci — rispose l’indian-agent.

— Fino ad ora ci ha rispettati come dei buoni e generosi inquilini.

I due indiani erano diventati quattro, essendosi aggiunti due Corvi di Nube Rossa, che erano rimasti fino allora appiattati in mezzo ad un folto cespuglio.

Disponendo pel momento di quattro bocche da fuoco e sapendosi appoggiati da altre cinquanta che da un momento all’altro potevano giungere in loro aiuto, si avanzarono ora baldanzosi mandando grida acutissime.

Il grizzly era tornato nella sua tana, non mostrando che la sua testa villosa che dondolava furiosamente.

Dentro il suo covo si sentiva più sicuro che fuori.

I quattro indiani, passando da un tronco all’altro con grande prudenza, non cessavano di avanzare guardando di quando in quando il terreno umidissimo della foresta il quale aveva conservate, e molto distintamente, le tracce dei quattro fuggiaschi.

Dovevano essere non poco sorpresi di vedere quelle orme dirigersi precisamente verso il big-tree occupato dall’orso grigio.

Probabilmente si chiedevano, non senza molta meraviglia, come mai un sì feroce animale si fosse alleato con dei visi pallidi. Un caso simile non era mai avvenuto a memoria d’uomo rosso.

Due altri colpi di fucile rimbombarono diretti verso la tana.

Gl’indiani sembravano ben decisi a sbarazzarsi di quel pericoloso nemico dietro cui si nascondevano gli odiati uomini bianchi che Minnehaha s’era giurata di prendere o vivi o morti.

Il grizzly aveva mandato un urlo terribile. Una, o forse tutte e due le palle, dovevano averlo colpito.

Retrocesse nuovamente dentro la tana, empiendola di clamori orribili che si ripercuotevano sinistramente nella stanza superiore.