Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/132


— 124 —

lamentano se non c’è mele, susine, albicocche, pesche, fichi; quando poi ce n’è, vendono la roba a due soldi il chilo; se non la vendono, la danno alla scrofa.

— Se no va a male! Meglio che andare a male, — disse il villano.

— Vanno a male perchè siete più bestie delle bestie, — tuonò il signor Isidoro. — Se non c’è roba, — e si rivolgeva con voce più pacala a noi, — si lamentano; se ce n’è troppa, la rinviliscono a quel modo. Con una terra benedetta come la nostra! E intanto l’Italia importa dalla California per migliaia e migliaia di frutta conservate in cassette, e i nostri soldi vanno in America a comperar frutta. Ah, fate i socialisti, — e si rivolgeva ancora al villano. — Il socialismo ve lo darei io, — e accennava all’atto che fece Ulisse su le spalle di Tersite, — gente infingarda e stupida, che non avete che la prepotenza! E questi qui, — e sbattè con la mano sui fogli dei giornali, — vi danno ragione, e c’è chi dice anche che il contadino italiano è intelligente! Degli ignoranti siete! Pellagra e acqua marcia, vi sta bene. Voi volete il pane fino? la minestra buona con la carne? Guadagnatevela, figli di cani. Quel povero diavolo di...., — fece il nome di un proprietario, — ha speso cinquemila lire a far la casa nuova al suo mezzadro. Dopo