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[1266-82] del vespro siciliano. 73

CAPITOLO V.

Relazioni straniere di Carlo I d’Angiò. Crociata e trattato di Tunisi. Carlo aspira all’impero greco. S’ingrandisce in Italia. È raffrenato da Gregorio X. Disegni di Niccolò III e nimistà di lui con Carlo. Pretensione di Pier d’Aragona al reame di Sicilia: supposte pratiche di lui per mezzo di Giovanni di Procida. Preparamenti di guerra in Aragona. Esaltazione di Martino IV. Armamenti di Carlo per l’Oriente. Sentimento nazionale manifestato in Italia contro i Francesi. Novelli aggravi che soffrono i Siciliani: richiami, umori, disposizioni loro. 1266-1282.

Dal governamento interiore or trapasseremo alle brighe di fuori, senza le quali non sarebbero tutte spiegate le cagioni del vespro; perchè l’infrenabile ambizione di re Carlo fu quella che gli suscitò contro i potenti offesi o minacciati, e insieme condusse a disperazione i sudditi, torturati per supplire a sforzi che di gran lunga passavano il poter loro. Ebbe Carlo dalla liberalità di san Luigi la contea d’Angiò; quelle di Provenza e di Forcalquier, dal matrimonio con Beatrice; i domini italiani, dal papa e dal proprio valore: e tal prosperità invasò tutto d’ambizione l’animo suo, nato a questo; foltissimo e costante anzi caparbio nel volere; audacissimo all’eseguire; non risguardante a giustizia nelle cose politiche, e manco nelle civili e private; non mitigato dal più fugace sentimento d’umanità; per temperanza religiosa, o abitudine e disposizione del corpo, non isvagato da amori; brusco nel tratto; spiacente e ingrato fino ne’ cattivi versi che dettò; avaro, rapace, durissimo al rendere; non severo però nè scarso co’ satelliti della sua ambizione. Crebbe da fanciullo nelle armi; seguì il fratello alla prima impresa d’Affrica; acquistò chiaro nome in guerra per valore, e anco per le qualità della persona da spirar nella moltitudine fidanza o terrore: un robusto,