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All’intorno dei prigionieri si accalcavano confusamente guerrieri Baggàra, Denka e Bongo, che agitavano freneticamente le loro armi, scaricando in aria colpi di fucile e acclamando a piena gola lo sceicco Tell-Afab e Ahmed loro profeta.

Quando la truppa giunse all’accampamento, una oscillazione violenta, burrascosa, si fece sentire da un capo all’altro delle orde stipate addosso alle trincee. Un immenso e terribile grido lacerò l’aria e salì fino alle nubi.

— A morte i prigionieri! A morte gli infedeli! Viva Tell-Afab!

I guerrieri del Mahdi si rovesciarono come una fiumana giù per le trincee e andarono a cozzare furiosamente contro i guerrieri dello sceicco Tell-Afab dividendoli in mille differenti gruppi. Ogni arma si tese minacciosamente verso gli egiziani che si erano arrestati tremanti di spavento.

— A morte gli infedeli! gridavano gli uni.

— Al fuoco gli egiziani! urlavano gli altri.

— Tagliate a loro la testa!

— Ammazzate col corbach quei cani!

— A morte!... a morte!...

Lo sceicco Tell-Afab, scorgendo il pericolo che correvano quei poveri diavoli, volse in furia il cavallo e urtando quelli che gli si stringevano d’attorno e calpestando quelli che gli si paravano dinanzi, corse in loro aiuto.

— Largo! largo! tuonò lo sceicco.

— Morte agli egiziani! vociarono i guerrieri del Mahdi, agitando freneticamente le armi.

— Fate largo! ripetè Tell-Afab. Fate largo!

I suoi guerrieri percuotendo a dritta e a manca colle impugnature delle scimitarre, coi calci degli archibusi, colle aste delle lancie, riuscirono a ributtare l’onda dei fanatici e si spinsero innanzi trascinando con loro gli egiziani che non avevano più sangue nelle vene.

Venti volte i guerrieri di Ahmed tentarono di sfondare il cerchio formato dai Baggàra, dai Denka