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Al Sig. Canonico Santucci, notificandogli la morte di D. Ciccio.

cclxxx.
S
Antucci, ahi che pur troppo invido il Fato

     S’adirò con D. Ciccio, e a terra il mise!
     Quello stame pur troppo al fin recise,
     4Che di pel di C... era filato!
Ma che pro? se col suo ferro spietato
     Così per tempo il traditor l’uccise,
     Io di lui poetando in varie guise
     8Farò sì che rimanga immortalato.
E già su la mia penna al Cielo il porto,
     Già da Lete il sottraggo, e redivivo
     11Il fo tornar da l’Occidente a l’Orto.
Tal pregio intanto a le mie carte ascrivo,
     C’ha più spirito in esse oggi, ch’è morto,
     14Di quel, ch’avesse in se quando fu vivo.


La Morte di D. Ciccio.

cclxxxi.
E
Cco estinto D. Ciccio, in cui Natura

     Le virtù più massiccie unir fu vista;
     Ogn’un con fronte sconsolata, e trista
     4Pianga la grave, universal jattura.
Su quest’Urna, ove seco ha sepoltura
     La Curial Astrea, pianga il Legista:
     Pianga seco il Poeta e l’Umanista,
     8Or, che l’aurea lor luce è fatta oscura,
Piangan presso la pompa essequiale
     Con labro addolorato e ciglio mesto
     11La fisica scienza, e la Morale;
Ma più d’ogni altro il vedovo C....
     Pianga dolente in sull’Avel di questo
     14pover C.... ch’è suo Cugin carnale.



Nella