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etim. del Faulmann; il quale vorrebbe ricondurre la rad. ger. evidentemente connessa alle idg. finqui vedute ad un tenia ger. lëckan, raccogliere, cui fa affine a got. rikan, accumulare, quindi a lichan, rassomigliare, e più oltre a laich, leich, seme, e perfino ad aat. chlipan, tm. kleiben, impastare, a tm. klinken, premere, suonare, a klimpfen, trarre insieme, e a klei, tono! A questo modo è miracolo se tutte le parole non si riducono ad una sola radice. Quanto allo Zambaldi che vorrebbe derivare it. leccare da gr. λείχω anzichè da ger. lëccôn, la ragione ch’egli adduce, cioè che per un concetto così volgare è più verosimile l’origine gr. che la ger. vale poco o nulla; giacchè anche in molti altri casi si è verificato che le lingue rom. attinsero dalle nordiche vocaboli relativi a concetti comunissimi, pur avendone già un equivalente latino. Qui poi s’aggiunge che il vocab. in questione che non ricorre mai nel l., sarebbe entrato nel mlt. direttamente dal gr. sul principio del medio-evo, comparendo esso nelle glosse d’Isidoro. Ora è noto che a quel tempo fu nulla o pochissima l’influenza del gr. sul vlt., mentre proprio allora vi si esercitava grande quella delle lingue ger. Inoltre il fatto stesso che le glosse d’Isid. accanto a lecator pongono la spiegazione, è anch’esso favorevele alla etim. ger., giacchè quando gli scrittori della prima metà del medio-evo spiegano un vocab., quasi sempre si tratta di vocab. ger., (v. Borgo). Nel caso presente bisogna poi anche tener conto della perfettissima uguaglianza fonetica tra ger. e rom., e della regolarità del trapasso, laddove, come osserva il Diez, nell’ipotesi dell’orig. gr., s’avrebbe l’anomalia del dittongo ει cangiatosi in e, mentre di regola passa in i. Infine il signif. di “ghiottone, divoratore” che riscontrasi nell’aat. lëcchari, lekhari, mat. lëcker, tm. Lecher, e tm. Leckerei, leccornia, mi pare che mettano fuori d’ogni dubbio che l’it. debba ricondursi ad un’orig. ger. Deriv.: lecca-mento-nte-piatti-rda-rdo-scodelle-tamente-tore-tura;