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6 prefazione

che facevasi col mezzo della nuova moneta, se ne recarono in casa l’utile artifizio. Pare che in qualche provincia quelle tutte che si reggevano da se, si avvisassero, che lo stampare moneta propria potevasi avere a solenne argomento di sovranità e indipendenza. Fu nostro danno, che in quella prima infanzia dell’arte non seppero egualmente avvedersi, che su questa moneta potea ciascuna scolpirvi almeno il proprio nome.


DELLE IMPRONTE DELL' AES GRAVE


Videro elle tuttavia la convenienza e necessità d’un qualche segno individuale; e ben pare che ciascuna si studiasse ad imprimervi quelle imagini, che fossero meglio acconcie a rappresentare le sue origini, la sua storia, la sua religione: anzi direbbesi che qualcuna in quella occasione forse ritrovasse quel particolare simbolo, che valeva a distinguerla infra tutte le altre.

Nacquero di qua quegli ordini diversi di rappresentazioni che ritroviamo nelle diverse serie delle nostre monete. Semplici sono alcune e disadorne; altre dove più, dove meno studiate e ricche di belli ornamenti. Due città, che pare fossero madri d’altre città, rinvenuto ch’ ebbero quel simbolo, il quale o rappresentava il loro nome, od altra cosa al nome loro somigliante, lo scolpirono su amendue le faccie del loro asse, e lo ripeterono costantemente su le altre cinque monete nelle quali l’asse di videvasi. Le diverse città, figliuole a queste due metropoli, ritennero tutte nel diritto di loro monete l’insegna della madre, e sul rovescio ciascuna impresse quel simbolo ch’ era il più acconcio ad indicar loro stesse. Questa semplicità di linguaggio simbolico pare proprio degli Etruschi e in parte anche degli Umbri Iguvini. Ecco ora il costume degli altri popoli sì al di qua, come al di là dell’Apennino. Uno ve n’ ha che ripete la medesima impronta sul diritto dell’ asse, del semise, del triente, e tre diverse ne stampa sul diritto del quadrante, del sestante e dell’ oncia; nel rovescio di tutte sei imprime inalterabilmente uno stemma, che in tutta la provincia non è proprio che di lui solo. Altri pure ritengono costantemente l’unità del rovescio, ma mutano i diritti: altri per opposto mai non muta l’effigie del diritto, ma quante conta monete, tante diverse imagini introduce ne’ rovesci. Tre ve n’ ebbero che ripeterono nel rovescio le sei variate figure del diritto; altri invece seppero imaginarne ben dodici, e rendere, direbbesi, più eloquenti le loro monete.

Quanto sarebbe stato desiderabile che quegli scrittori di Grecia e di Roma, che troppo tardi presero a narrarci le cose italiche, si fossero posti tra loro in migliore accordo, e con più seria applicazione studiati avessero i monumenti di ciascuno di questi popoli e città, i quali non potevano certamente in quella loro età essere al tutto scomparsi. La efficacia di questi