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RAGIONAMENTO 117

fino raddoppiato del n. 3. Tavola III. Incerte. In questo nuovo e ben conservato esemplare leggesi tutto intero il monogramma v E, laddove nell’antico non vi sapevam riconoscere se non una delle due linee del v. Abbiamo qui quasi intera una serie decimale di monete onciali coniate con questo medesimo monogramma. Su di essa ci sono necessarj ulteriori studj e confronti, per ben discorrerne a miglior tempo. Tant’è maggiore questa necessita di studiare e confrontare, quanto che dalla medesima mano riceviam ora un’oncia coll’imagine de’ due dioscuri rappresentata nel modo medesimo del sestante de’ volsci. Da queste due monete effigiate secondo il costume latino e volsco può congetturarsi l’esistenza d’altre serie dalle latine e volsche non dissomiglianti.

Quando descrivevamo l’oncia del n. 6. Tavola III. Incerte, dichiaravamo di non saper dicifrare quel monogramma che vedesi ripetuto sotto e sopra il grano d’orzo. Con qualche sforzo, vano forse interamente, abbiam creduto di riconoscervi dipoi la prima sillaba della voce ΑΝΞΑΝΩΝ. Che con questa greca epigrafe v’esista una serie d’aes grave italico, pare debba tenersi per certo, ora che è certa in Napoli l’esistenza dell’asse presso quel nobilissimo numismatico che è il padrone eziandio dell’altro asse, il quale testé sospettavamo poter essere quello della prima officina lucerese. A chi conosce la prima storia delle città maritime dell’Italia meridionale non parrà certamente un paradosso, che tra Atri e Lucera, le quali usano latini caratteri, i frentani di Lanciano adoperino caratteri greci.

Nella Tavola V. Incerte sotto la lettera A. n. 4. abbiam riprodotto un semisse che il Passeri avea già publicato ne’ Paralipomeni al Dempstero. Per le istancabili industrie del Barone D’Ailly un semisse quasi eguale è al presente in nostra mano: anzi fortunatamente dalla benevolenza del Signor Avvocato Rusca abbiam ricevuto quasi nel medesimo tempo anche il triente con queste medesime imagini: talché con queste due monete e con l’oncia che già avevamo, abbiam giusta ragione di proclamare l’esistenza d’una serie intera con questa curiosa impronta ripetuta in tutte le sei monete. Dicevamo il semisse nostro quasi eguale a quello del Passeri, perché manca dell’ampio margine che gira intorno alla cornice di quello da lui publicato, e le sei palle son qui ripetute sotto alle due mezzelune in quella specie d’esergo che vedesi senza alcun segno nella stampa ricordata. Il triente ha le quattro palle su la sinistra de’ due putti, non su la destra come il semisse; e qui pure questo segno del triente ripetesi sotto alle due mezzelune che chiudonsi i due astri entro la propria curvatura. Secondo la massima da noi stabilita sul fondamento delle undici serie etrusche, una serie di monete, che nelle parti inferiori dell’asse rinnova inalterabilmente le imagini scolpite nel diritto e nel rovescio dell’asse medesimo; debbe aversi per etrusca. Opporrebbesi a tal sentenza la fabrica e lo stile delle tre che qui abbiamo su gli occhi. Nulla qui vedesi che s’assomigli alle officine vol-