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90 PARTE SECONDA CL. III.

lingua, l’arte, il sistema, la provenienza. Qui tutte queste cose proprie sono in generale degli etruschi, in particolare de’ volterrani.

Giova al fine storico e geografico di questo lavoro l’accennar quivi, che i Borgiani non avrebbono mal ragionato, se il suono della voce scritta su le nostre monete si fosse potuta tenere per argomento bastevole a stabilire quella proprietà. La voce avrebbe una maggiore prossimità col Velitrae che col Volaterrae. Benché poi s’ignori, se fosse puro effetto di barbarie e di prepotenza l’alterazione, che i romani, divenuti anche con la lingua padroni d’Etruria, recarono al nome primitivo di questa città, contuttociò noi propendiamo a credere, che ne^più rimoti tempi, quando tra i popoli cistiberini e trastiberini non v’era quella disunione che l’età, la distanza de’ luoghi, la diversità degl’interessi, i mutamenti politici, molto più che le acque del fiume introdussero tra gli uni e gli altri, il nome delle due città fosse affatto identico. La significazione di questa voce non è così certa, come è certo che l’antica geografia italica conta tra’ suoi luoghi più d’una Velia e più d’un Atri, da’ quali due elementi si compone . L’Adria veneta non doveva in origine suonar diversamente dall’Atri picena; e l’Alatri degli ernici per poco dovea distinguersi dal etrusco e volsco. Questa grande somiglianza e identità di nomi geografici ha per noi quella virtù medesima che la somiglianza ed identità delle impronte su le monete. L’un fatto all’altro si congiunge per indicarci, che le popolazioni diverse dell’Italia media hanno un’origine meno svariata di quel che comunemente sì pensa.

L’unità delle impronte etrusche non somministra argomento a lunghi discorsi. In pochi tratti esporremo la nostra opinione intorno alle impronte de’ Volterrani. Dove illustravamo i due bifronti latino e romano, accennavamo eziandio, quel di Volterra non essere che una insegna della unione di due città o di due genti. Quali esse sieno, qui non e facile il deciderlo, come lo era rispetto a’ romani e latini, di cui i monumenti e gli storici antichi ne accertavano almeno in parte i natali. Cionullaostante l’aver veduto rutuli e latini propagarsi ad abitare le due opposte rive del Tevere, ne mette in animo il sospetto, che giunte queste colonie alle prime sorgenti del fiume ed imbattutesi per ventura nelle sorgenti dell’Arno, prendessero a secondare la discesa di questo fiume verso il mare. Di ciò pare ne diano un qualche indizio le impronte volterrane. Il bifronte, la clava e forse il delfino sarebbono qui quasi una ripetizione del bifronte, della clava e del delfino tanto celebri nelle quattro serie latine. Il pileo di che qui cuopresi il bifronte, a differenza del latino, potrebbe prendersi per un distintivo appropriatosi da questa diramazione di pelasgo-trojani nello stabilirsi che fecero in cotesta parte d’Etruria.

Quando non sì voglia fare alcun conto di questa opinione, per noi crederemmo che sarebbe un gittar tempo l’imprendere a rintracciare quali sieno