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che i suoi lunghi ed aridi studi non erano per lui che il riposo delle sue onorevoli ma penose incombenze di precettore; carriera che prosegue ancor oggi con talento ed onore in una delle più cospicue famiglie di Pietroburgo. Le fastidiose ricerche ne’ suoi studi prediletti non lo hanno reso nè duro nè misantropo scolastico; tutti coloro che hanno la sorte di conoscerlo, assicurano che in mezzo alle sue sapienti meditazioni e fra le sue morte carte egli conserva il vigore, la forza, la benevolenza e l’amenità della giovinezza. E quantunque egli non abbia scritta alcuna dissertazione nè sul classicismo, nè sul romanticismo, quest’uomo seppe e scoprire ed ammaestrare Elisabetta Kulmann. Amico di quella famiglia, che spesso frequentava, non fu testimonio indifferente ed ozioso di quei talenti che quantunque rinchiusi e non isviluppati, pure apparivano per tante prove, prove che indicavano le frequenti risposte, e i frequenti lampi di luce. Acceso da quell’entusiasmo che facilmente avvampa in un animo generoso, egli volle esser la guida di quella fanciulla, che tutto indicava essere predestinata alle arti, alle scienze ed alla gloria: e risolse di aprirle l’adito ed accompagnarla in quella carriera che vedea schiudersi dinanzi a lei. E certo ella andò debitrice in gran parte per lo straordinario sviluppamento delle sue facoltà intellettuali, alle cure del signor Grossheinrich che con molta perspicacia seppe, profittando di quella rara attitudine, condurla all’alto volo, al quale la vedremo per venire. Egli abbandonò la metà del lavoro all’indole felice e fecondissima della sua discepola, che null’altro richiedeva onde perfezionarsi, fuorchè una placida sorveglianza, ed una guida che dirigesse saviamente i suoi sforzi, e quelle poche notizie preliminari che non possono acquistarsi senza l’altrui soccorso. All’età di sei anni ella parlava correttamente il russo e il tedesco: in breve tempo fece rapidissimi progressi nel francese, e giunta al suo decim’anno, incominciò l’italiano, idioma che dal primo momento amò e preferì ad ogni altro. Un Italiano stabilito a Pietroburgo, che conosceva a fondo la sua lingua, non si saziava di ammirare la pura e bella pronunzia di quella fanciulla. In generale ella sapea con prodigiosa facilità non