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E così pure sbagliano gravemente coloro, che nell’occuparsi del pubblico bene, soprattutto sostenendo la causa delle classi inferiori, promuovono sopra ogni cosa il benessere materiale del corpo e della vita, tacendo affatto del bene loro spirituale e dei doveri gravissimi che ingiunge la professione cristiana. Non si vergognano di coprire talvolta, quasi con un velo, certe massime fondamentali del Vangelo, per timore che altrimenti la gente rifugga dall’ascoltarli e seguirli. Non sarà certo alieno dalla prudenza il procedere a poco a poco nella stessa proposizione della verità, quando si ha che fare con uomini del tutto alieni da noi e del tutto lontani da Dio. Prima di adoperare il ferro, si palpino con lieve mano le piaghe1. diceva Gregorio. Ma anche questa industria si ridurrebbe a prudenza della carne, se sì proponesse a norma di azione costante e comune. Molto più che per tal modo sembra non tenersi nel debito conto la grazia divina, che sostiene il ministero sacerdotale e che è data, non solo a quelli che lo esercitano, ma anche ai fedeli tutti di Cristo, perchè le nostre parole e la nostra azione facciano breccia nei loro cuori. Gregorio non conobbe affatto questa prudenza, sia nella predicazione del Vangelo, sia nelle tante e sì mirabili opere da lui intraprese in sollevamento delle miserie altrui. Egli continuò costantemente quel medesimo che avevano fatto gli Apostoli, i quali, allorchè si lanciarono la prima volta nel mondo a portarvi il nome di

  1. Registr. v, 44 (18) ad Ioannem episcop.