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da noi. Ma le voci, ma i modi che voi possedete tuttor vivi, e che a noi mancano, perchè privarcene ancora?» E il Perticari scriveva al Rosini: — Voglio ci guardiam tutti come fratelli d’una sola, grande ed indivisibile famiglia, e male abbia chi vuole fra noi seminar lo scandalo e lo scisma».

Tanto le massime discordano dalla pratica1.

XIV.

Fra ciò il Monti non dimenticava le Muse, quantunque per occasioni ben minori: nozze delle quattro signorine Trivulzio; nozze illustri veronesi; nozze Galderara Butti; nel Cespuglio delle quattro rose, nel Cadmo ed Emione facea sentire ancora il gran poeta, colla serenità di chi guarda sempre all’estrinseco delle cose.

Vedea frattanto venir su una nuova generazione, che nella poesia cercava altra cosa che la forma, ma penetrare i misteri della vita, i quali non traggono spiegazione se non da un primitivo mistero e da un postumo snodamento. Che se la vita è un’espiazione e un preparamento, non le si addiranno la bacchica esultanza dell’Ariosto

  1. Lettere del Monti, a proposito della baruffa cruschesca, dirette all’abate Villardi di Verona, furono pubblicate in Padova il 1843 per nozze Cabianca-Onesti. In una del 5 dicembre 1819 dice: — Vi rattristi il vedere che, mentre i soli Lombardi sono quelli che degnamente sostengono in Italia l’onore del bello scrivere, v’abbia gente fra essi che assoldasi alla bandiera degli eterni ed insolenti nostri nemici i Toscani, quei Toscani che più d’ogni altro a’ dì nostri hanno morto il bel parlare italiano».
    È notevole che poco dopo, proprio in Lombardia, sorse una scuola che sosteneva non potersi scriver bene se non in toscano.
    In un’altra del 5 luglio 1820 riferisce una lettera del Perticari, il quale si loda delle grandissime cortesie che a lui e alla Costanza usarono i Fiorentini e gli Accademici della Crusca. Il Perticari conchiude che «la sola Lombardia può a’ nostri giorni metter fuori alcuna cosa che sia degna del nome italiano; perciocchè le lettere o straniere o mal condotte in tutte le altre parti d’Italia, hanno rifugio nelle sole terre lombarde».
    Nel 1843 a Venezia si stamparono dodici lettere inedite, fra cui una del 20 agosto 1818, ove Amalteo da Oderzo dice: — Alle insolenze del Monti puossi rispondere trionfalmente, volendo uno avvilirsi, con altrettante ingiurie ed improperj: alle ragioni del Monti non puossi rispondere dagli Accademici che col dire che tutti quegli errori sono stati presentiti e confessati da loro stessi, e che però non occorreva menar di ciò tanto rumore».