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322 illustri italiani


Di conoscere la pubblica opinione non gli restò altro mezzo che la Polizia, la quale dalle spie raccogliesse quel che sussuravasi. Pessimo organo; eppure se ne valsero alcuni storici, e perfino Thiers, per caratterizzare personaggi, specialmente ecclesiastici. Con verità Fiévée scriveva: — L’opinione è ciò che non si dice».

Quanto un libro o un giornale, era in arbitrio del sovrano la libertà d’un cittadino, fosse il duca d’Enghien, o la baronessa Di Stael, o il cardinale Pacca e gli altri che non vollero ratificare il suo secondo matrimonio, o fosse il papa stesso; le prigioni di Stato popolavansi con ben altra assolutezza che non la Bastiglia d’un tempo; chiudendovi molti, impaurendo tutti. Colla coscrizione Napoleone si rese arbitro delle vite, senza misura, senza regole, senza esenzioni, senza pietà, e dal 1805 al 1813 più di due milioni di Francesi furono arrolati, immolando un’intera generazione per conquiste senza motivo e senza limite, facendo cessare ogni altra attività di industrie o d’ingegno. A ciò era la libertà politica, mentre del dispotismo mancava il carattere principale, l’essere stazionario.


XI.


Colla Chiesa Napoleone divenne tanto tirannico allorchè osò resistergli, quanto erasi mostrato rispettoso allorchè la sperava strumento. Suo intento fu sempre di dominarla, e, come disse a Sant’Elena, «rispettar le cose spirituali, padroneggiandole senza toccarle; ma acconciarle ai suoi fini politici, mediante l’influenza delle cose temporali». Ma per l’inseparabilità loro, anche delle spirituali si mescolò. Quel diritto avuto pel Concordato di nominar i vescovi, che un tempo la Chiesa avea potuto consentire a principi religiosi, diveniva

    seminar zizania nell’interno. Che poi un’opera sia scritta bene o male, spiritosa o sciocca, con idee savie o pazze, utili o indifferenti, non bisogna badarvi».
    Strano contrasto colle prescrizioni antecedenti, e colle minute persecuzioni usate alla baronessa Di Stael, e raccontate da lei ne’ suoi Dieci anni d’esiglio. In una lettera del 1.° novembre 1810 a Camillo Jordan, questa scriveva: — Come? il mio libro (l’Allemagne) è censurato dal Portalis, tutt’altro che corrivo, eppur lo si sequestra. Tutti i censori della polizia sono convocati, e opinano che nulla deva impedirne la pubblicazione, e vien mandato alla gualchiera!... Il duca di Rovigo disse a mio figlio: — E che? avremo fatto la guerra quindici anni, perchè una donna così celebre faccia un libro sulla Germania senza parlar di noi».