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174 capitolo vii


simo ai suoi interessi si osserva un riavvicinamento alla monarchia vicina, dove dal 1867 in là 3.000.000 di Rumeni erano stati sacrificati alla prepotenza snazionalizzante degli Ungheresi, che tendono a distruggere le scuole rumene, mantenute col scarso danaro del contadino, e l’autonomia delle due chiese (di Blaj e di Cibinio), guadagnata colla perdita di quattro mila anime sacrificate per l’Imperatore nella rivoluzione del 1848. Dopo la guerra e le prove d’inimicizia date ai Rumeni dalla Russia vittoriosa, il regno aderi all’unione pacifica, di cui uno dei membri è l’Italia. Tale politica fù seguita sempre inpoi, essendo garantita dal rè stesso. Nelle condizioni dei Rumeni di Transilvania non si osserva nissun miglioramento; nella Bucovina austriaca l’elemento rumeno non incontra nemeno la simpatia di cui godono gl’intrusi ruteni. Queste circostanze fanno che l’accordo colle Potenze centrali non possa diventar mai popolare.

19. La letteratura nazionale era passata la sua epoca eroica. I circolo della «Junimea» (Gioventù) di Iassy, che nel 1868 cominciò a pubblicare la rivista «Convorbiri literare», stette sotto l’influenza della filosofia e poesia tedesca. Tito Maiorescu, professore di filosofia all’Università, combattè energicamente la tirannia della frase e le non sincere lamentazioni degli scrittori gallicizzanti. La nuova letteratura trovò in Michele Eminescu (1889) un gran poeta, le di cui