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nuovo mondo1. Regnando Giovanna I. i tarì amalfitani vennero ridotti a tarì comuni di 30 per oncia, ed a 2 carlini per tarì2.

Avvegnaché non sembri doversi tenere che l’oncia (partita in trenta tarì) di fatto fosse stata battuta; tuttavia è di sicuro che più d’un secolo dinanzi alla fondazione della Monarchia di Puglia e di Sicilia, già tra noi contrattavasi sovente per once. Probabilmente dobbiam intendere per l’oncia battuta e non di peso; perocché troviam di frequente nelle pergamene di quel tempo l’espressione uncias auri monete ..... bonas et juste ponderatas. La qualificativa di once buone alla sola oncia moneta è applicabile. L’oncia amalfitana di peso e non battuta ragguagliavasi a 22 tarì e mezzo, sotto il governo di Giovanna II.; trovandosene fatta menzione nel testamento di Linella de Campulo di Amalfi, moglie del maestro Nicola de Marco, in cui lo istituì per erede suo nel 14263.

Co’ tarì di Amalfi alcune multe vennero determinate ed alcune retribuzioni, non solo ne’ tempi angioini4, ma durante altresì la dinastia aragonese: ne’ quali ultimi tempi, ciascuno di essi non oltrepassava il valore

  1. Genovesi, Lezioni di commercio, Tom. 2, cap. 23.
  2. V. Docum. num. V.
  3. Protocollo di notar Francesco de Campulo di Amalfi, an. 1426-1427, fol. 20, 73.
  4. V. Docum. num. VI.